La Campagna per la Giornata delle Malattie Rare è sempre un buon punto di osservazione per ammirare l’ecletticità degli animi umani. E anche la pervicace ostinazione a voler distinguersi dalla folla, sempre e comunque.
Partiamo dal nome. Giornata delle Malattie Rare. Traduzione quasi letterale di Rare Disease Day (la traduzione precisa sarebbe Giornata della Malattia Rara). Non basta, evidentemente, per qualcuno. E così diventa di volta in volta MONDIALE o INTERNAZIONALE. Sia mai che potessimo declassarla al provincialismo italiano.
Gli hashtag. #rdd #rarediseaseday #giornatadellemalattierare. Non sono difficili. Uniamo in più ci ha messo del suo: #UNIAMOleforze #rarimaisoli. Qui potete sbizzarrirvi con la fantasia. Non faccio gli esempi perché mi sanguinano gli occhi solo a pensarci.
Il logo. Le mani unite, simbolo di comunità. Servono a dare riconoscibilità a tutti: è il simbolo universalmente riconosciuto come quello delle malattie rare. Sul sito rarediseaseday c’è tanto di grafica coordinata, con le specifiche sui colori, i loghi scaricabili, le grafiche (già fatte!!! già fatte!!!) personalizzabili a proprio piacimento. Le usano? Non sia mai. Perché usare qualcosa di già pronto quando si può scatenare la propria fantasia? Eppure sarebbe tutto gratis…
Ora, lasciatemi spiegare perché vedere applicata la fantasia a questa Campagna mi perplime non poco.
Quali sono i fattori di successo di una campagna? Ne elencherò solo alcuni, fra quelli che ricordo dai miei ormai lontani studi di tecniche di marketing e un piccolo aiuto di ChatGPT:
– Logo: deve essere semplice, altamente riconoscibile e coerente con il tema della campagna. L’uso costante su tutti i materiali aumenta la memorabilità (principio di “brand consistency”).
– Identità visiva coerente: palette cromatica, tipografia e stile delle illustrazioni o delle foto devono essere uniformi. La coerenza visiva aumenta la credibilità e la riconoscibilità, secondo le linee guida del visual branding.
– Ripetizione e frequenza: Uno stimolo visto più volte aumenta la probabilità di memorizzazione (effetto mere exposure)
– Hashtag ben strutturati: Brevi, facilmente scrivibili, unici e immediatamente collegati al tema.
Quindi, più uso il logo, più lo ripeto in tutti i materiali, più uso la grafica coordinata, più aumentano le possibilità di essere visti, riconosciuti, identificati e soprattutto ricordati. Non il contrario: non è distinguendosi dagli altri (a meno che non si parli di Olivero Toscani) che si aumenta la propria visibilità.
La Campagna per la Giornata delle Malattie Rare è nata per attirare l’attenzione su una comunità che nel 2008 era considerata piccola, sulla quale non si avevano informazioni, per la quale non esistevano o quasi soluzioni terapeutiche, ricerche, presa in carico. Ha avuto il pregio, grazie alla sua RICONOSCIBILITA’, di accendere riflettori sulle persone e sui loro bisogni, sostenendo le richieste che via via venivano portate all’attenzione dei decisori politici. Non a caso dopo la ricerca di Eurordis del 2019, che ha finalmente dato un ordine di grandezza alle persone con malattia rara, dichiarandone oltre 300 MILIONI nel mondo, lo slogan è stato “Siamo tanti, forti, fieri”.
E allora io mi domando. Di fronte a questo enorme lavoro di tantissime persone che si sono spese per essere riconoscibili e riconosciute, per dare dignità a tutti coloro che impattano con una malattia rara e alle loro famiglie, di fronte quindi a tutti i risultati che via via sono stati ottenuti, TU piccolo essere dotato di più prosopopea che altezza, perché ti arroghi il diritto di disconoscere un movimento collettivo per rivendicare la tua pezzente identità?
Troppo forte? Qualcuno può obiettare che non sapeva, non aveva capito? Per carità, l’ignoranza regna sovrana e i passaggi di informazione sono sempre difficili. Diciamo che allora adesso lo sai e che la prossima volta ti adegui, se davvero hai a cuore la nostra comunità. Perché siamo tutti diversi, ma per una volta l’anno abbiamo voglia di sentirci parte di una stessa comunità, uniti in un unico logo e segno, quello delle mani unite che ci descrive meglio di qualunque altra definizione.